venerdì 26 agosto 2016

Le famose politiche ambientali dell'Amministrazione Comunale

Quella che vedete nella prima foto qui sotto era, a detta del Sindaco, Andrea Sala, l' "ultima prospettiva urbanistica libera di Vigevano e tale deve rimanere"


Sul solco del "mantengo sempre ciò che dico" e dopo che il vice-sindaco, Andrea Ceffa, aveva tuonato dai banchi dell'Aula Consiliare "con questa variante del PGT perseguiamo lo stop al consumo di suolo!" ecco i primi risultati: 



Il cantiere di bel distributore di GPL che con tutti i posti dove avrebbe potuto essere costruito, magari recuperando qualche metro quadro dalle migliaia di insediamenti abbandonati, è stato piazzato qui,a spezzare proprio la prospettiva che dà sulla Sforzesca, forse il primo modello italiano di azienda agricola, un'unicum architettonico che andrebbe recuperato e tutelato come un borgo antico, e sul quale invece si direziona altro traffico, altro inquinamento, altro degrado. 

Non c'è che dire: un grande successo nella tutela ambientale della nostra (povera) Città!

Le famose politiche ambientali dell'Amministrazione Comunale

Quella che vedete nella prima foto qui sotto era, a detta del Sindaco, Andrea Sala, l' "ultima prospettiva urbanistica libera di Vigevano e tale deve rimanere"


Sul solco del "mantengo sempre ciò che dico" e dopo che il vice-sindaco, Andrea Ceffa, aveva tuonato dai banchi dell'Aula Consiliare "con questa variante del PGT perseguiamo lo stop al consumo di terra!" ecco i primi risultati: 



Il cantiere di bel distributore di GPL che con tutti i posti dove avrebbe potuto essere costruito, magari recuperando qualche metro quadro dalle migliaia di insediamenti abbandonati, è stato piazzato proprio qui,a spezzare proprio la prospettiva che dà sulla Sforzesca, forse il primo modello italiano di azienda agricola, un'unicum architettonico che andrebbe recuperato e tutelato come un borgo antico, e sul quale invece si direziona altro traffico, altro inquinamento, altro degrado. 

Non c'è che dire: un grande successo nella tutela ambientale della nostra (povera) Città!

mercoledì 25 maggio 2016

Un progetto per Palazzo Riberia. Un progetto per il cuore della città.




RIBERIA IL NUOVO PALAZZO ETICO 
Il Riberia e il suo ruolo sociale Palazzo Riberia nacque come Monastero di Santa Teresa e San Giuseppe e, a seguito del lascito di donna Agnese Riberia disposto con testamento del 13 dicembre 1641, come Orfanotrofio femminile. Con tale funzione altamente sociale a favore delle orfane della nostra città e grazie al sostegno di donazioni dei vigevanesi continuò fino al 1950. La funzione sociale venne mantenuta anche nella successiva trasformazione in residenza economica e popolare. Palazzo Riberia non è solo un immobile che fa parte del patrimonio comunale: è la migliore testimonianza della generosità dei vigevanesi e rappresenta la storia sociale di Vigevano. Come tale è un patrimonio civico la cui funzione pubblica a favore della nostra collettività va mantenuta.

Fino al 31 Maggio è possibile mandare una mail a bellezza@governo.it per segnalare Palazzo Riberia fra i possibili destinatari di un fondo da 150 milioni di Euro. 
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lunedì 18 aprile 2016

L'Ostetricia, l'Emodinamica e noi che facciamo le Cassandre....

Chi ha seguito con attenzione le dichiarazioni del Direttore Generale dell'ASST, Brait e di quella dell'ATS, Pavan non può non avere avuto cattivi pensieri.

Spiego: la situazione della Ostetricia dell'Ospedale Civile è ormai nota a tutti. Per risolverla si pensa di accorpare i due reparti esistenti in città in un'unica struttura dove far convergere i potenziali 1000 parti che sono la risultante delle performance delle due strutture. Perché ciò accada è necessario un accordo che preveda la chiusura dell'accreditamento con la clinica Beato Matteo.

La questione dunque passa a cosa verrà dato in cambio al privato.

La Regione ha un problema: risolvere la questione delle due emodinamiche dell'ASST. Quella di Vigevano, efficiente, necessita però di investimenti importanti per poter raggiungere gli standard di accreditamento richiesti, fra i quali il principale è l'apertura H24. Quella di Voghera, di fatto attualmente quasi inesistente pare però da qualche tempo beneficiare di investimenti che seppur non risolutivi sembrano indicare quella che può definirsi una tendenza: quella della Regione di risollevare il servizio.

Facciamo ora un passo indietro di oltre 15 anni, a quando, nel 1999, con la riforma sanitaria le vecchie USSL divennero ASL e gli ospedali provinciali confluirono sotto la direzione unica dell'Azienda Ospedaliera provinciale (AO). In tutta la Lombardia, ogni AO ebbe un singolo ospedale di riferimento con eccezione di quella di Pavia dove i numeri, che avrebbero deposto in favore  dell'Ospedale Civile di Vigevano si scontrarono con le volontà politiche "abelliane" che tendevano alla valorizzazione di Voghera. Si giunse così (oltre che alla sottrazione di tutti gli uffici importanti dell'ASL) a quella che venne definita una "sperimentazione" ovvero il congelamento dello status quo con i due Ospedali posti (apparentemente) sullo stesso piano. Chi ha vissuto questi anni a contatto con la realtà ospedaliera sa bene come il nosocomio vigevanese sia sempre stato scarsamente considerato negli investimenti di Regione Lombardia fino agli ultimi clamorosi casi della chiusura momentanea della Rianimazione e alla farsa dell'inaugurazione di un D.E.A. (Pronto Soccorso) aperto con soldi di provenienza cittadina e che ancora aspetta quelli regionali per il personale.

Torniamo ad oggi e alle parole di Brait che hanno chiaramente definito i settori sui quali il pubblico  potrebbe trovare un accordo con il gruppo privato e che, guarda caso, oltre a medicina interna, geriatria e riabilitazione indicavano anche cardiologia.

Ora, se noi fossimo la Regione e, come appare, stessimo investendo sull'emodinamica di Voghera ci parrebbe abbastanza logico proporre uno scambio con il quale ti chiudiamo l'Ostetricia e ti concediamo l'accreditamento per Emodinamica. Potremmo poi anche vendere tutto ciò come un grande successo: a Vigevano avrebbero i parti e le rivascolarizzazioni e la Regione non avrebbe tirato fuori un euro.

Ci sono però alcuni passaggi critici forse non sufficientemente valutati da coloro che oggi definiscono questa la miglior soluzione possibile, anche se di certo lo sono stati invece da parte del soggetto privato e anche dagli ideatori in Regione.

Innanzitutto non è assolutamente detto che i parti che dovrebbero passare dalla Clinica all'Ospedale saranno così numerosi: molti  parti che gravitano sulla Clinica derivano dalla precedente annessione dell'Ostetricia della Clinica Città di Pavia. E' presumibile che i ginecologi che convogliano qui le partorienti trovino un'altra struttura privata su cui convergere. Vogliamo azzardare un numero? Prendiamo per buoni gli 800 parti/anno indicati dalla Dott.ssa Pavan?  Bene, con il limite a 500 si respira ampiamente ma, pensa un po', in agguato c'è l'Organizzazione Mondiale della Sanità che indica in 1000 il limite di sicurezza per i reparti di Ostetricia. Anche pensando che siamo in Italia e che quindi ci si arriverà gradualmente, il prossimo step sarà a 750 e quindi saremo nuovamente a rischio, poco sopra il limite. Inoltre, le dinamiche del privato sono completamente diverse da quelle del pubblico e il personale che oggi regge 470 parti potrebbe non reggere un numero doppio in mancanza di investimenti sul personale.

Collateralmente, se il gruppo Rotelli che gestisce la clinica (e che, non dimentichiamo, grazie al Policlinico San Donato di certo non difetta del know-how) che sta già investendo sulla struttura vigevanese diversi  milioni di euro, decidesse di ampliare ulteriormente l'investimento attrezzando la struttura per ospitare il servizio di emodinamica (servizi di Unità Coronarica e Rianimazione), l'Ospedale Civile si troverebbe in una situazione ben critica e presto di conseguenza, a causa dei mancati investimenti,  potrebbe perdere anche la Chirurgia Vascolare.

Volete che il gruppo Rotelli non abbia già calcolato tutto questo? Siamo seri. Noi crediamo invece che i calcoli li abbiano fatti entrambi, sia il gruppo Rotelli, sia la Regione che vedrebbe così risolversi il periodo di "sperimentazione" risalente ai tempi della creazione delle Aziende Ospedaliere. Già, perché se il reparto di Ostetricia di Vigevano dovesse prima o poi chiudere per il mancato rispetto dei nuovi parametri (750 o 1000 che siano) il punto parto ASST della Provincia di Pavia passerebbe a Voghera, chiudendo il discorso.

Fantasanità? Potrebbe essere, ma siamo sicuri che i nostri Amministratori abbiano valutato davvero la situazione in questi termini? È possibile avallare decisioni che prestano il fianco a scenari catastrofici per Vigevano solo sulla scorta delle parole di Maroni, presidente di una Regione che non ha investito quasi nulla sul nostro Ospedale negli ultimi anni?

Noi speriamo di sbagliarci ma chiediamo che il Sindaco faccia sue queste ipotesi e chieda a Maroni di confutarle con i fatti, perché noi vigevanesi delle sue parole non ci fidiamo per niente.



domenica 20 marzo 2016

IO & TE’- Discussioni aperte sul futuro della città




Da giovedì 24 Marzo presso la “Teeria Passaggi di Tempo”, alle ore 21, prenderà inizio il nuovo ciclo di incontri proposto da PLAC – Polo Laico Associazione Culturale, “IO & TE’- Discussioni aperte sul futuro della cittàcon i quali vogliamo provare a progettare la nuova città partendo concretamente da un luogo, dalle modalità di recupero, dal suo possibile utilizzo, sino alle modalità di gestione. Il tutto in maniera partecipata e aperta a gruppi, associazioni, politici e cittadini. L’idea è quella di giungere a offrire all’Amministrazione Comunale e all’opinione pubblica  proposte progettuali dettagliate, perchè si possa discutere della loro effettiva realizzazione con tutti i dati necessari. Il primo oggetto di discussione sarà Palazzo Riberia, un’area pubblica, centrale, di notevole pregio e che si presta a molteplici utilizzi.

L’appuntamento è dunque per Giovedì 24 Marzo alle 21 presso la “Teeria Passaggi di Tempo” in Via Caduti per la Liberazione 46 a Vigevano.

lunedì 14 marzo 2016

Ecco cosa è successo all’Ostetricia dell’Ospedale Civile di Vigevano

Sanità vigevanese: parliamoci chiaro, in puro stile “Polo Laico”. Al di là delle speculazioni i responsabili politici del rischio che l’Ospedale Civile di Vigevano potenzialmente corre di vedersi chiudere il punto nascite per non aver raggiunto i 500 parti/anno NON sono nel governo centrale. La legge che prevede questo provvedimento è sacrosanta e segue le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la sicurezza dei punti parto. Ovvero per la sicurezza delle partorienti. La Regione Lombardia l’ha da tempo recepita (così come ha fatto per analoghe linee guida sulle emodinamiche, prossimo annunciato terreno di scontro con la Città di Vigevano). I responsabili politici e non politici delle condizioni in cui si è venuta a trovare l’Unità Operativa di Ginecologia ed Ostetricia, ovvero sotto organico e senza Direttore (Primario), motivo per il quale non ha potuto raggiungere il target prefissato sono, partendo dal basso: 1) l’ex direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, Daniela Troiano che non ha mosso un dito fino al giorno prima della sua uscita di scena per ottenere quanto necessario al locale nosocomio 2) l’ex assessore alla Sanità di Regione Lombardia, attualmente detenuto, Mario Mantovani, responsabile della nomina della Troiano, imposto in tal ruolo da Forza Italia, che non ha mai affrontato un solo problema della sanità vigevanese ( forse impegnato ad affrontarne altri, diciamo) ma ha invece trovato tempo per correre in Città a pavoneggiarsi dell’apertura del nuovo Pronto Soccorso (avvenuta grazie a fondi vigevanesi e non regionali) fra gli applausi e le strette di mano dell’amministrazione locale leghista, l’assenza di tutte le altre forze politiche e la sola contestazione da parte del Polo Laico 3) il Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni responsabile in primis della nomina del suddetto Mantovani, in secundis del suo amico ed ex braccio destro per la sanità, ex Presidente della commissione regionale Sanità, Rizzi, anch’esso attualmente detenuto. Quindi, di fronte alle ultime dichiarazioni sul fatto che Maroni “salverà” il punto parto dell’Ospedale di Vigevano chiediamo che il Sindaco Andrea Sala metta da parte le questioni di opportunità e di appartenenza politica e schiaffi in faccia al principale responsabile i fatti, senza strumentalizzazioni, e ottenga quanto assolutamente dovuto alla realtà pubblica che serve un bacino di utenza di 180mila lombardi. Basta con le scenette e le menzogne: chi ha sbagliato chieda scusa, rimetta tutto a posto e non sia fatto passare per il salvatore della Patria! Chiediamo anche che il Consigliere Regionale del PD, Giuseppe Villani (lo stesso che si sta battendo per la riapertura della emodinamica dell’Ospedale di Voghera, alla faccia delle linee guida internazionali e soprattutto alla faccia della coerenza, dunque) si astenga dal sostenere trattative con l’istituzione privata presente sul territorio che puzzano di scambio lontano un miglio: per quale motivo altrimenti il soggetto privato dovrebbe lasciare un settore in cui sopravanza la struttura pubblica? Fra l’altro informiamo il Consigliere che i numeri (circa 550 parti/anno) realizzati dal suddetto istituto sono figli oltre che delle capacità degli operatori, anche della facilità con cui il soggetto privato può far gravitare sulla propria struttura le pazienti “apportate” da ginecologi esterni, cosa impossibile per il soggetto pubblico (che dunque anche in caso di un accordo, non ne beneficerà). Questa possibilità discende dalle norme allora volute dall’ex Presidente Formigoni (Fi-NCD, plurindagato assieme a molti suoi collaboratori dell’epoca) secondo il quale la competizione pubblico-privato sarebbe stata benefica per i cittadini. Di certo lo è per quelli proprietari di Istituti sanitari.



mercoledì 24 febbraio 2016

Lady Marchiafava e il flop del turismo



I risultati dei flussi turistici in Lomellina 2008-2015 in quello che doveva essere il periodo clou grazie alla conclusione con EXPO 2015 sono implacabili e parlano della totale incapacità dell'Assessore Marchiafava a creare una rete turistica che comprendesse realmente tutta la Provincia di Pavia. Da tempo il Polo Laico aveva compreso come l'Assessora fosse del tutto inadeguata, dai tempi delle visite dei tour operator orientali, portati ovunque tranne che a Vigevano (se non ridicolmente e tardivamente su richiesta esplicita di uno di essi). 


Era lampante la visione esclusivamente rivolta a Pavia e Oltrepo dell'assessorato provinciale. Lo è ancora, se date un'occhiata alla pagina facebook Turismo Provincia di Pavia è lampante come per la Marchiafava e i suoi sottoposti, Piazza Ducale e i Castelli della Lomellina contino meno di Torrevecchia Pia, il che in termini di marketing è chiaramente un'idiozia. Ma le colpe della Provincia non deve nascondere la pochezza degli amministratori locali che mai hanno dato il via a una progettualità comune, mai ad una strategia che avesse ben chiaro il traguardo che doveva avere in EXPO il suo inizio, non la sua traguardo, affinchè fosse creata quella base strutturale che potesse servire negli anni al rilancio di un comparto che non si riesce incredibilmente a sfruttare, a soli 35 km dal centro nevralgico del Paese nonchè seconda meta turistica dello stesso nello scorso anno. 
Ecco perchè tardivi risultano ora gli strepiti contro la Marchiafava: ne andava chiesta subito la rimozione e di contro andavano programmate strategie a medio termine. Questo non è stato fatto, e non solo, nemmeno si è cominciato a discuterne assieme.


Di spunti per Vigevano il POLO LAICO sul turismo ne lanciò diversi come potete leggere sul nostro sito, per la Lega però evidentemente la questione non è così importante se alle 20 di sabato sera Piazza Ducale si presenta indecentemente sporca, se i fondi per EXPO che dovevano essere una pioggia si sono poi ridotti a un rivolo, se nessun accordo con le amminstrazioni limitrofe è stato posto in essere e potremmo continuare per ore con ciò che NON è stato fatto. 
E' questione di "vision": c'è chi crede che il turismo (con la cultura)  possa risollevare almeno in parte le sorti economiche di un territorio depresso e c'è chi invece si limita ad interventi "spot" di nessuna utilità pratica, il più delle volte affidandosi a dilettanti allo sbaraglio.
Non può dunque meravigliare se i risultati poi sono quelli illustrati dalla stampa.